Guy Jaouen - I giochi di Bastoni con Bastoncini o con Palline nel Mondo

I giochi di Bastoni con Bastoncini o con Palline nel Mondo

Universalità dei giochi e ludodiversità

 

Guy Jaouen, ricercatore in antropologia corporea
Traduzione Gisella Privitera

Note preliminari

La breve ricerca presentata in quest’articolo è il risultato di diversi anni di raccolta di materiale e informazioni sul tema dei “giochi di bastoni molto semplici”, quelli che la maggior parte degli scolari conoscevano prima dell’arrivo della televisione e dei giochi elettronici. Questi giochi, però, non venivano svolti nell’ambito delle attività scolastici, si tratta piuttosto di giochi inventati spontaneamente dagli adolescenti, alcuni dei quali al giorno d’oggi sono considerati e praticati come dei veri e propri sport. Quando noi facevamo queste attività in Bretagna (Francia), negli anni ’60, nell’immaginario popolare erano già relegate allo stato di “reliquie del passato”. Tutti i giochi di questo tipo si basano su una caratteristica comune: l’uso di un bastone per lanciare il più lontano possibile un bastoncino o una pallina. In alcuni casi si tratta di giochi individuali, i partecipanti giocano da soli, “sfidando” sé stessi: l’avversario è la natura e il gioco si presenta come una dimostrazione e un miglioramento delle proprie abilità, mira e velocità. In altri casi il gioco è a squadre, quindi è necessario adottare delle vere e proprie strategie differenti, i giocatori devono ideare dei sistemi per ostacolare e disturbare i lanci e le azioni dei concorrenti della squadra avversaria. Per quanto riguarda i luoghi utilizzati per giocare, abbiamo constatato che i giocatori non effettuavano una vera e propria scelta, ma si accontentavano di praticare il gioco in qualsiasi spazio trovassero libero e vuoto: un campo piano, una strada, un terreno incolto, una piccola via. L’imposizione di norme codificate per gli spazi e i campi da gioco è la diretta conseguenza dell’istituzionalizzazione e dell’introduzione del sistema commerciale negli sport moderni.

Per molto tempo spezzare un ramo o tagliare un pezzo di legno secco sono state operazioni abituali e naturali per le persone, come lo era mangiare con un cucchiaio in legno. D’altro canto, il bastone era un simbolo di potere, di forza, anche per un giovane pastore che custodiva il gregge. Per esempio, il bastone dimostrava la superiorità intellettiva dell’uomo sull’animale, semplicemente muovendolo con la mano egli poteva dominare e indirizzare il gregge, ma anche difenderlo da altri animali e da altri uomini. D’altra parte sino a poco tempo fa, intagliare un bastone era un’azione quotidiana per gli abitanti della campagna. Il bastone era lo strumento che si usava per camminare e abbattere le sterpaglie, per realizzare un oggetto decorativo, per spostare le pietre che ostacolavano il percorso, e dunque per colpire una pietra o un altro bastone (Il bastone è stato, ed è tuttora, lo strumento che si usa per far cadere i birilli) …Da questo uso è nata e si è diffusa in tutto il mondo una grande famiglia di giochi. Nella lista che segue, si contano quasi centocinquanta giochi molto simili tra loro, seppur chiamati con nomi diversi, e ciò dimostra, con molta più vivacità di qualsiasi discorso, il valore di ciò che si definisce l’Universalità del gioco, infatti non è possibile immaginare che tale diffusione sia il frutto di una filiazione culturale diretta tra i differenti giochi.

Questa tipologia di giochi si ritrova ovunque, che sia in Cina, in Iran, in Etiopia, in Russia, in Ungheria, in Italia o in Francia. Inoltre la presenza di numerose varianti riscontrata nei vari Paesi che conosciamo meglio (Francia, Gran Bretagna, Polonia, Italia e Danimarca) ci spinge a supporre che probabilmente sono esistite numerose altre modalità di gioco anche negli altri Paesi. Tuttavia, anche se presentano numerose somiglianze, questi giochi sono marcati da radici culturali differenti, e questa diversità si rispecchia nella disomogeneità dei materiali e delle regole di ciascuna variante. Sono le creazioni di una cultura e il frutto di una storia particolare, l'espressione di un modo originale di comunicare con gli altri. Possono avere lo stesso nome ma regole diverse, oppure dei nomi differenti ma regole quasi identiche. Una peculiarità di alcune versioni del gioco è l’utilizzo di piccole palline e questa caratteristica dipende da diversi fattori. In Islanda, per esempio, è molto più facile trovare un osso di balena o una pietra vulcanica che non un ramo di albero. Così molto presto si è diffuso l’uso delle palline, fatte partendo dal nocciolo di un frutto, da un sassolino o da un osso, successivamente avvolti nel tessuto, nel crine di animali, oppure ricoperti di erbe appiccicate con la colla di pesce o la resina degli alberi. Infine, va notato che il metodo utilizzato per ottenere queste informazioni distorce l'immagine complessiva dello studio perché tutti i documenti esistenti su queste pratiche non sono disponibili in Europa, o in lingue non ben conosciute, o che queste pratiche non sono mai state descritte nei documenti.

England 14th centuryXIV seculo – Inghilterra

I giochi di questa lista mostrano differenti gradi di sofisticatezza e complessità: individuale semplice; a squadre semplice; a squadre con difensori; a squadre con difensori e basi; insieme con bastoncini e palline. Dunque le varie versioni differiscono anche in merito alla complessità delle regole e/o dei materiali usati, poiché questi aspetti erano determinati e influenzati dalle caratteristiche fisiche del luogo in cui vivevano i giocatori, dal loro ambiente culturale, per esempio dal numero di partecipanti che era possibile riunire dopo la scuola, dalla conoscenza o meno di un gioco simile da cui partire per inventarne uno nuovo, etc. Possiamo constatare che i ragazzi recuperavano tutti o almeno una buona parte dei materiali che utilizzavano per i loro giochi nell’ambiente che li circondava, nelle località in cui abitavano. Nelle città è più facile trovare dei “materiali di scarto” da poter riciclare per i giochi piuttosto che non nelle isolate località in mezzo alla campagna. Questa differenza ha delle conseguenze anche sulle modalità di invenzione, che saranno: più strettamente legate alla fantasia in città e più concrete e collegate all’abilità manuale in campagna. D’altronde i figli dei paesani avevano generalmente meno tempo libero rispetto ai giovani che abitavano in città nel XVIII e nel XIX secolo, poiché i lavori nei campi necessitavano di tanta manodopera, dunque in città era molto più facile reperire partecipanti. Un altro fattore di diversificazione è dato dal fatto che i giocatori che conoscevano già giochi simili, erano più disinvolti nell’inventare nuove regole, attraverso un sistema di trasferimenti e prestiti tra i giochi conosciuti.

Se applichiamo queste valutazioni ad un caso concreto, e quello esemplare è il caso dell’Inghilterra, comprendiamo che queste considerazioni rispecchiano gli elementi che hanno permesso la differenziazione tra i giochi, che hanno fatto sì che alcuni restassero individuali, che altri divenissero giochi a squadre e che, per altri ancora, si andasse più lontano creando regole e usando materiali più complessi. Un esempio è il caso del gioco con le palline e con le leve che le sollevavano, o di quello con le mazze con una forma o ricavate da un tipo di legno che permetteva di realizzare le prestazioni migliori. Un incavo realizzato nelle leve permise di alzare la palla controllandone la traiettoria. Una modifica ai due mattoncini che servivano ad appoggiare il bastoncino trasformò l’insieme nella porta (il cosiddetto wicket in inglese, guichet in francese) del Cricket, etc. L’introduzione della palla come oggetto da lanciare portò un miglioramento nella presa manuale, dunque una maggiore padronanza e un miglior controllo del gioco, creando per esempio la possibilità di fare alcuni passaggi senza rischiare di ferire un compagno, cosa che invece succedeva con il bastoncino. Questo progresso tecnico aprì gradualmente la porta ad altre innovazioni. Alcune modifiche tecniche permisero di sfruttare al meglio la forza del colpo inferto dal bastone alla palla e dunque di farle percorrere una distanza maggiore, lasciando così più tempo a disposizione dei giocatori per effettuare altri percorsi e realizzare delle figure, questo aspetto ha dato vita ai giochi: Palant, Rundbold, Rounders, Thèque, Base-ball, che rappresentano le versioni più elaborate e complesse del gioco originario.

Si nota che, ovunque, da quando gli esseri umani, i bambini in particolare, hanno acquisito la libertà di inventare, essi si sono ingegnati costantemente per creare delle cose nuove, diverse dalle precedenti. Intorno alla metà del XIX secolo, il football moderno fu inventato in Inghilterra, si provvide ad esportarlo negli Stati Uniti quasi subito, intorno al 1870, affinché fosse introdotto nelle università americane; ma già nel 1873-74 i responsabili delle istituzioni si lamentavano del fatto che non era più possibile organizzare un incontro tra due università, poiché le regole erano state modificate in ciascun ateneo, seguendo lo stato d’animo e l’ispirazione locale dei giocatori. Questo esempio si riferisce ad un unico Paese, a della gente che parlava la stessa lingua, in un unico periodo storico, ma se consideriamo che i giochi di bastoni esistono probabilmente da alcune migliaia di anni, che hanno attraversato numerose epoche, che hanno conosciuto diverse influenze culturali e migliaia di lingue differenti, possiamo comprendere facilmente come mai al giorno d’oggi essi siano caratterizzati da regole completamente differenti a seconda del luogo in cui vengono praticati, in relazione alle abitudini. In passato alcune persone si sono interessate a questa famiglia di giochi, come il polacco Jan Ámos Komenský che elaborò una descrizione dei giochi che aveva avuto occasione di vedere nel corso di un soggiorno in Inghilterra nel 1640-41, confrontati ai giochi esistenti in Polonia. Dello stesso aspetto si occupò Joseph Strutt, che nel 1801 pubblicò dei disegni sullo svolgimento di questi giochi in Inghilterra nel XIII e nel XIV secolo.

Nel XIX secolo si ebbe un riconoscimento a livello politico della valenza storica e dell’anzianità di questa famiglia di giochi, nel momento in cui i giochi tradizionali furono standardizzati affinché la loro pratica fosse conforme ai nuovi modelli dominanti, quelli industriali. Alcuni eruditi inglesi, basandosi su delle ricerche scientifiche (e soprattutto appoggiandosi al loro impero coloniale, di cui i cinquanta tre Paesi del Commonwealth sono una testimonianza ben viva), dichiararono che tutti i giochi di bastoni con bastoncini del mondo erano collegati a quelli esistenti in Inghilterra, poiché da lì si erano poi diffusi in tutto il mondo attraverso i navigatori e i coloni! Questa tesi etnocentrica fu sostenuta per cinquant’anni, avvalorata dalla notizia del ritrovamento, da parte di alcuni archeologi, di un bastone da cricket risalente a cinquemila anni prima; successivamente si dimostrò che questa tesi era soltanto un inganno “scientifico”. Come tutti noi sappiamo benissimo, sono i vincitori che scrivono la storia, e ciò può spiegare come mai ancora ai nostri giorni si senta dire che i giochi britannici sono all’origine di tutti gli sport. Nonostante tutto, però, quest’affermazione è quasi vera se ci si riferisce alle discipline olimpiche, poiché tra esse soltanto il Judo e il Taikondo non sono sport anglosassoni.

Se si prende ad esempio il gioco inglese del cricket si scopre che esso è praticamente sconosciuto in Europa, ma molto diffuso e praticato nei Paesi del Commonwealth, l’associazione che raggruppava le ex colonie inglesi. La classifica attuale di questo gioco presenta in prima fila Australia, India e Pakistan. Eppure il Pakistan, l’India, il Bangladesh, lo Sri Lanka detengono una tradizione ludica forte e antica quanto quella del cricket. Il profondo radicamento della cultura del gioco può forse spiegare il loro entusiasmo per questo sport e le trasferte che compiono per apprendere e migliorarsi. Questi Paesi giocano da centinaia di anni, forse anche di più, al Gulli Dunda (bastone e mazza). Alcuni disegni e riferimenti della letteratura antica dell’India portano addirittura ad ipotizzare che questo gioco fosse già conosciuto da quattro a cinquemila anni fa. In tutta la penisola Indù si utilizzano molti altri nomi, tra i quali gilli danda, gulli danda, danda guli, gudu, etc. In questo gioco un bastoncino con le estremità appuntite viene lanciato verso un campo con l’aiuto di una mazza. Il gioco si pratica individualmente, a squadre o tra una squadra e un singolo giocatore. Gli strumenti di gioco sono: una danda, ovvero una mazza lunga circa 50-60 cm e di 3-4 cm di diametro, e un gulli (o gilli), cioè un bastoncino che misura circa 10-15 cm di lunghezza e circa 2 cm di diametro. Una piccola buca, che misura circa 8-10 cm di lunghezza per 6-8 cm di profondità, viene scavata nel terreno con il bastone, chiamato khutti (o guchhi). In seguito il gioco comincia (vedi anche la descrizione in basso nel paragrafo India, Pakistan).Sagoma a scarpa trasformata in leva per lanciare la palla.

Shoe pattern transformed into a lever to throw the ball

Tuttavia, giocando a cricket, questi giocatori pakistani e indiani continuano a sottomettersi ad una forma di dominazione culturale, poiché le regole, il materiale e l’abbigliamento usati sono quelli inglese, la lingua utilizzata è l’inglese. Bisogna ricordare che l’obiettivo perseguito con la creazione del Commonwealth era proprio quello di passare da una fase di pura colonizzazione ad una struttura socio-economica post-coloniale che favorisse comunque la continuità dell’influenza britannica, in particolare grazie ad un sistema di tutela a livello politico internazionale. Ai nostri giorni, soltanto due giochi di questa famiglia hanno un vero e proprio pubblico nazionale e internazionale: il Cricket e il Baseball, l’uno rappresenta l’antico impero britannico, l’altro l’impero americano, e si può pensare che ciò non sia avvenuto per caso. Eppure in Polonia ci sono stati dei tentativi di rivitalizzare il gioco del Palant, molto simile al Baseball, altre iniziative si sono svolte in Danimarca per il Langbold, e sicuramente anche in altri Paesi. Non bisogna dimenticare, ad un altro livello, il gioco di Hornuss in Svizzera e il Tsan, il Fiolet e la Rebatta nella Valle d’Aosta. In questo modo, questo studio a livello mondiale di un gioco tra i più semplici permette di approcciare una tematica tutt’altro che usuale e scontata, quella dell’imperialismo e della diversità culturale. Partendo da una situazione originaria in cui si praticavano centinaia di giochi e arrivando ad un’altra in cui solo due di essi sono rimasti in lizza, ci rendiamo conto di quanto i problemi attuali della biodiversità si ricongiungano a quelli della ludo-diversità. Potremmo generalizzare e ampliare sino alla gastro-diversità, per terminare con la democrato-diversità poiché non può esistere un modello unico di democrazia: la si costruisce allo stesso modo dei giochi, secondo la storia, le credenze, l’ambiente umano e culturale di ogni popolo e di ogni regione del mondo.

Sarebbe molto interessante analizzare le differenti fasi di trasformazione di alcuni giochi di questa famiglia. Si potrebbe consacrare un libro intero a questo soggetto, e poi un altro alle descrizioni dei differenti “giochi di bastoni con bastoncini o con palline” presenti nel mondo. Per chi fosse interessato, numerose informazioni complementari sono disponibili in “L’Encyclopédie des Sports - plus de 3000 jeux et sports du monde entier”, di cui io ho redatto l’edizione in lingua francese nel 2005 (Encyclopédie Liponski - Editions Arena et Gründ). Altri lavori importanti su questi giochi sono stati realizzati dall’inglese Alice Bertha Gomme intorno al 1890, dal danese Jørn Møller negli anni ’90 e dal polacco Wojciech Liponski agli inizi del nostro secolo.

 

Lista dei giochi rilevati in ogni Paese

Arabia Saudita : al-ba’ ‘a ;
Armenia : rus-topi ;
Belgio : guisse;
Bulgaria : kuli; perkanica; klis ;
Cina : jeu de batte she; bâtons volants ;
Cambogia : hung ;
Danimarca: pind; pind med een sten; jep; tolvbold; kibel and nerspel; langbold; slagtrille; sla trilla; gross; fraanholt; rundbold; gribert; bold for en sten; drammert; himmerbold;
Gibuti : kuf ;
Spagna : curra estornija (Aragón); a estornela (Galicia); mocho (Burgos); Pic i pala, bèlit, bòlit, (Cataluña, Valencia); Billarda ;
Etiopia : qancaft ; qancalaft ; quorel;
Finlandia : kuningas pallo; poltopallo;
Francia : batonnêt; batonchau; quinette; calleù; la thèque (Normandia); ara (Savoia); baculo (Aude); bisquinet (Aube); chir-mir (Aveyron); pirouette (Vienne); pipette (St Pierre & Miquelon); pitoun (Pirenei); baston (Perigord); bate, guise (Picardia); pilaouet, pilouette, guillet, tinette, pirli, mouilh, pitaret, (Bretagna); tibi, piquarome (Anjou); tenet (Creuse) ;
Georgia : gakvra-bukrti;
Gran Bretagna : trounce hall; buckstick; lobber; kit-cat; trippit & coit ; tutt ball; knur and spell; northern spell; tribet; trap ball & ball; trippit & rack; iomairt air a’gheata (Ecosse) ; cat & bat ; cat & dog ; stool-ball (Sussex); cat & kitten (Dorset); stick & snell (Somerset) ; cat & stick; dab-and-tricker ; drab and norr ; luking ; stool ball; waggles; cattly & batty; one-old-cat; Grecia: tsoumaka; urum-top;
Ungheria : bige; metten; long meta;
India, Pakistan : gulli dunda ;
Indonesia : tak kadal;
Iran : alak-dolak;
Irlanda : cead á imirt;
Italia : fiolet, rebatta, tsan (Aosta); Lipa (Verona) chinè, ciaramel, maza e pivezo; Lippa, pettias & cariccias (Sardegna);
Kurdistan : Haloukan
Mauritania : coura;
Melanesia : kaui kent;
Messico : beli; Moldavia :
Mongolia: tsagaan mod; tsagaan monda; tsagaan temee; gui khee;
Norvegia: langboll;
Polonia : pchla; palant; sztekiel; klipa; kiczka; kiczka z matkami; kiczka rzymska; kiczka bez; kiczka prosta; Kiczka z metami; czyż; krypa;
Portogallo : bilharda;
Romania : oină; hoima; hengerlé ; Tzurca
Serbia : lopta;
Slovenia : pandolo;
Sri Lanka : gudu;
Svezia : söt och sur; tre slag och ränna; kungsboll ;
Svizzer : Hornuss;
Repubblica ceca: velka baborka;
Tunisie : Tiro; Ettira;
Stati Uniti : goalball; new-york-all; round ball.

 

Descrizione di alcuni giochi

Arabia Saudita: AL-BA’ ‘A
Questo gioco si pratica per lo più in estate, durante il giorno, oppure alla luce della luna. Nella regione di Sdir e Najd è chiamato miqra’ a w bir (il bastone e il pozzo), nel sud invece mazqara w bir. Il numero dei giocatori va da 2 a 11. Il Ba’ ‘a è un bastoncino di 10 cm di lunghezza e mezzo pollice di spessore (circa 1,20-1,35 cm). Si presenta lucido e levigato e le due estremità sono appuntite. I giocatori hanno bisogno anche del mi’m, un bastone di legno lungo 70 cm, schiacciato ad uno dei bordi che è largo 5 cm. E’ necessaria anche una piccola buca di 15 cm di lunghezza, 5 cm di larghezza e 10 cm di profondità, scavata al centro di un cerchio di 10 m. Il Ba’ ‘a viene collocato trasversalmente rispetto al buco. I giocatori si suddividono in due squadre: la squadra A si posiziona all’interno del cerchio e la squadra B si colloca all’esterno di esso. Uno dei giocatori della squadra A si colloca davanti al buco con la mazza in mano e la pone al di sotto del bastoncino. Quando grida “Algensau!”, i giocatori della squadra B rispondono gridando “Nad’wa bikom!”. E’ il segnale di inizio del gioco. A quel punto, il battitore da un colpo leggero al bastoncino per farlo alzare sino a circa 1 m-1,50 m dal suolo, e poi lo colpisce con molta forza per mandarlo al di fuori del cerchio. Se fallisce il lancio e la bacchetta cade all’interno del cerchio, o se essa viene intercettata e fermata dall’altra squadra, le squadre si scambiano i ruoli. Invece, se il bastoncino arriva fuori dal cerchio, la squadra B tenta di impossessarsene e poi lo rilancia verso la mazza del lanciatore, collocata nella buca in difesa. Se i giocatori riescono a colpire la mazza o se il Ba’ ‘a cade ad una distanza inferiore alla lunghezza dalla mazza, la squadra B prende il posto della squadra A e il gioco continua.
Il battitore può mantenere il bastoncino in aria dandogli dei piccoli colpi, che sono considerati come un’unica battuta, tutto ciò con lo scopo di avvicinarsi il più possibile al bordo del cerchio. Ad ogni colpo consecutivo deve pronunciare il numero corrispondente. L’undicesima battuta è chiamata ‘aša el-gadde (cioè la cena della nonna). A questo punto il battitore viene affiancato da un giocatore della squadra avversaria che non è riuscita a centrare la mazza nell’azione di difesa. Per ripagare l’errore commesso, questo avversario deve correre partendo dal punto in cui ha eseguito il suo ultimo tentativo ripetendo le parole “el-qed’d’ qad’da’”. Se riesce a raggiungere il buco prima che il battitore vi collochi la sua mazza, egli è salvo, altrimenti deve affrontare una altra prova-penitenza, per esempio portare sulle spalle un giocatore, con il bastone, sino al buco.

Cambogia: HUNG
Vi partecipano due squadre composte da due giocatori. La lunghezza della mazza è equivalente alla distanza tra il gomito e l’estremità delle dita e il bastoncino misura un quarto della mazza. Prima fase: il lanciatore mette il bastoncino trasversalmente rispetto ad una buca e lo fa saltare in aria sollevando con forza la sua mazza collocata al di sotto del bastoncino stesso. Se un difensore afferra il bastoncino, il battitore viene eliminato ed è rimpiazzato dal suo compagno di squadra. Se non si riesce ad acchiappare il bastoncino, uno dei difensori può tentare di colpirlo con i piedi, ma dando un solo calcio, per avvicinarlo il più possibile alla base. Dal punto in cui esso arriva, lo stesso difensore deve lanciarlo con la mano per tentare di colpire il bastone posto trasversalmente rispetto al buco. Se ci riesce, elimina il battitore che viene rimpiazzato dal suo compagno, o dall’altra squadra. Se invece non colpisce il bersaglio, i giocatori mantengono ciascuno il proprio ruolo e il gioco continua. Seconda fase: il battitore fa saltare il bastoncino, che in questa fase è posto sul dorso della sua mano, con un gesto brusco dell’avambraccio, dopo lo colpisce con la mazza tenuta con la medesima mano. Se un difensore afferra al volo il bastoncino, il lanciatore viene eliminato.

Cina: Gioco del bastone SHE
Gioco praticato dalla minoranza She della provincia di Ningde. Si gioca con un piccolo bastone di bambù della lunghezza di un chi (1 chi equivale a circa 30 cm) e di 1,5 cm di diametro. Lo si colpisce da un cerchio di circa 1,5 m di diametro utilizzando una mazza di 2 chi (60 cm) di lunghezza. Una volta che il bastone è stato lanciato fuori dal cerchio, la squadra avversaria tenta di prenderlo a volo. Il difensore che lo afferra lo utilizza come unità di misura per calcolare la distanza tra il punto in cui lui lo ha preso e il cerchio. Ogni “mazza” vale un punto per la sua squadra. Se il bastone cade per terra, il difensore lo raccoglie e lo lancia verso l’interno del cerchio, ma il battitore può rilanciarlo a volo oppure afferrarlo. Se quest’ultimo afferra il bastoncino, utilizza la sua mazza per misurare la distanza dal punto in cui l’ha preso al punto da cui era stato lanciato, guadagna così dei punti per la sua squadra. Se invece colpisce il bastone con la sua mazza, i difensori non hanno il diritto di provare a bloccarlo e il battitore misurerà la distanza tra il punto in cui ha colpito il bastoncino e quello in cui esso è caduto. Se il battitore fallisce quest’ultima azione, è il difensore che misura la distanza dal cerchio al punto in cui è caduto il bastoncino e non solo guadagna dei punti, ma diventa anche battitore.

Danimarca: LANGBOLD (in danese lang= lungo e bold=palla)
In alcune varianti di questo gioco, non si utilizza più la mazza, poiché la palla viene colpita con la mano. Nel passato si usavano delle palle “tessili”, il loro nucleo era un tappo di sughero avvolto nella carta o nella tela, il tutto veniva poi legato con una cordicella per ottenere una palla di 6-7 cm di diametro. La palla era decorata da 8 zone ricamate o dipinte; il ricamo oltre ad avere una funzione decorativa, serviva anche a rafforzare la legatura. Un’altra tecnica consisteva nell’avvolgere il tappo con diversi strati di lana o di filo smagliato, ricavati da vecchi vestiti. La palla veniva poi ricoperta di saliva e rivestita di peli di vacca. La qualità delle decorazioni artistiche delle palle costituivano un aspetto caratteristico del gioco. Una lunga strada o un viale servivano da campo da gioco, si sfruttavano i fossati che li costeggiavano come confine naturale. Alle due estremità, venivano tracciate 2 linee di porta (che costituivano le basi), ad una distanza di 60 passi l’una dall’altra. Le basi avevano nomi diversi a seconda della regione. Intorno al 1837, ad Arhus, la linea di fondo divenne knæller (=inginocchiatoio), probabilmente a causa del movimento di genuflessione che il giocatore doveva fare su di essa. Nel gioco si oppongono 2 squadre composte dai 4 ai 20 giocatori. Una squadra si posiziona nel “campo interno”, ovvero dietro la linea di porta, l’altra squadra nel “campo esterno”, cioè tra le due linee di porta. Il gioco ha inizio quando il lanciatore lancia la palla da un punto contrassegnato da un segno e collocato a 3 m dalla linea di porta (il limite del campo di gioco). Il battitore (difensore) deve riprendere la palla colpendola con la mano oppure con la sua mazza per mandarla più lontano. Si guadagna un punto se il battitore riesce a correre fino alla base del lanciatore e a tornare alla sua base prima che la squadra avversaria la recuperi.

Francia:

Picardia Guise e Bretagna XVI seculo

Picardia (Guise)

Picardia Guise e Bretagna XVI seculo1
 Bretagna (XVI seculo)

GUISE (Picardia)
Si tratta di un gioco di squadra per il quale si utilizzano una mazza di 80 cm e un bastoncino di 12-15 cm, posto sul suolo o tra due pezzi di legno. Bisogna mandare il bastoncino (il djize) il più lontano possibile, sia che esso cada sia che venga intercettato. La squadra avversaria deve poi rimandarlo verso la mazza collocata sulla base. Se si riesce a toccare la base, si guadagnano 10 punti e i giocatori si scambiano di campo. Se il bersaglio non viene colpito, lo stesso lanciatore tira nuovamente il bastoncino e stavolta non è permesso prenderlo. I punti si calcolano utilizzando la mazza come unità e misurando la distanza fino al punto dell’impatto.

MOUILH (nella parte di Bretagna detta “Bretonnante” poiché ha mantenuto l’uso della lingua e dei costumi bretoni)
Il gioco prevede due giocatori. Viene tracciato un cerchio e nel suo centro viene posizionato il bastoncino, detto mouilh¬. Il battitore gli da un colpo con una golvazh (una mazza che ha la stessa forma dell’utensile usato per fare le crepe) per farlo alzare e poi lo colpisce nuovamente per mandarlo il più lontano possibile, gridando “mouilh!”. Per poter diventare battitore, l’altro giocatore deve o prendere il bastoncino prima che cada al suolo, o riuscire a lanciarlo dentro al cerchio partendo dal luogo in cui era caduto a terra, ma il battitore ha il diritto di difendere la sua base (il cerchio) con il golvazh.

THEQUE (Normandia)
I giocatori utilizzano una palla e una mazza, chiamata “thèque” appunto. Ci sono tre basi: la principale è quella del battitore, poi la piccola e la grande porta. Il gioco ha inizio quando il battitore lancia la palla in aria e poi la colpisce con la mazza per mandarla lontano. Appena fa quest’azione, il battitore corre fino alla porta piccola, poi fino alla grande, e in quel momento i difensori possono eliminarlo se riescono a recuperare la palla in tempo e a colpirlo con essa. Un punto viene segnato quando si riesce a completare il giro dell’intero circuito.

Gran Bretagna:
TRAP, BAT AND BALL (ovvero leva, mazza e palla)
Questo gioco era molto diffuso tra il XVI e il XIX secolo. La palla viene sollevata usando una leva di legno che somiglia molto ad una scarpa e che ha una sorta di cucchiaio posto nel tallone che serve per posizionare la palla. Ci sono due squadre in opposizione: il campo del battitore e i difensori. Il battitore da un colpo all’estremità della leva per far saltare la palla, dopo deve colpirla nuovamente per mandarla il più lontano possibile. I giocatori del campo avversario tentano di afferrarla prima che cada, oppure, una volta che è a terra, di raccoglierla con un “cucchiaione” prima che essa si fermi del tutto, dopo la lanciano verso la leva tentando di colpirla. Se essi riescono a conquistare la palla prima che essa cada, la squadra avversaria perde e i ruoli si scambiano. Se invece, applicando il secondo caso, viene colpita la leva, viene eliminato solamente il battitore e il suo posto viene preso da un suo compagno di squadra. La versione di questo gioco che prevedeva l’uso di una leva a cerniera era tipica delle città, mentre in campagna la palla veniva lanciata a mano verso un setaccio collocato su un trampolino. Questo era posizionato con un’angolatura particolare che permetteva alla palla lanciata contro di esso di rimbalzare e saltare su in modo da essere immediatamente colpita per essere mandata verso il campo avversario da un secondo giocatore. Il trampolino era costituito da un asse in legno abbastanza sottile e conficcato obliquamente nel suolo.

LOBBER
Anticamente questo gioco veniva praticato con un bastoncino di 7-8 cm, al giorno d’oggi, invece, si usa una piccola palla dura. Si scavano due buchi nel suolo distanti circa 15-20 passi l’uno dall’altro e servono da bersaglio (si utilizzavano anche delle pietre). Nel gioco si oppongono due squadre di 3-4 giocatori ciascuna. Il lobber (lanciatore) lancia il bastoncino o la palla verso uno dei due buchi, però davanti a ciascuno di essi c’è un battitore che deve colpire il proiettile con la sua mazza. Se il lobber colpisce il buco o la pietra con il bastoncino o con la palla, il battitore viene eliminato e rimpiazzato da un compagno di squadra e così via.

KIT-CAT
In questo gioco inglese si oppongono due squadre di 3 o 4 giocatori. Consiste nel lanciare un bastoncino di legno verso il campo avversario utilizzando un bastone. Nel terreno ci sono tre buche, disposte in maniera da formare un triangolo e distanti 6 m l’una dall’altra. La squadra che attacca lancia il bastoncino, chiamato appunto kit-cat, verso il campo avversario. Dal momento in cui il bastoncino viene lanciato, gli attaccanti corrono lungo il triangolo. Lo scopo è di piazzare le loro mazze (60 cm) in difesa delle tre buche e di contare sino a 31 prima che il bastoncino sia afferrato dagli altri. Se il bastoncino viene preso dagli avversari, prima della fine di questa sequenza, il battitore perde il suo turno e viene rimpiazzato da un altro, etc.

Northern Spell Gran Bretagna
Northern Spell (Gran Bretagna)

Klipa Paesi baltici Polonia
Klipa (Paesi baltici, Polonia)

India, Pakistan: GULLI DUNDA
Il gioco comincia quando si colloca il gulli (bastoncino) di sbieco e trasversalmente al buco; poi il primo giocatore posiziona la sua danda (mazza) al di sotto del gulli in modo che sollevandola possa mandarlo il più lontano possibile. I difensori allora cercano di prendere il gulli, mentre è in aria o quando rimbalza sul suolo. Se ci riescono, il battitore perde il suo turno e viene rimpiazzato da un compagno di squadra. Se il gulli non viene afferrato in tempo, il battitore pone la sua mazza trasversalmente rispetto al buco e i difensori partendo dal punto in cui si è fermato il bastoncino lanciano il gulli tentando di colpire la mazza o di farlo entrare nel buco. Se ci riescono, il battitore perde il suo posto. Se invece falliscono, il battitore posiziona nuovamente il gulli a cavallo del buco, ma questa volta deve dargli un colpo leggero per farlo saltare un po’, così appena è in aria lo colpisce nuovamente per mandarlo più lontano. Questo procedimento viene ripetuto fino a quando il battitore perde la sua posizione. Ogni lancio che non è stato bloccato dagli avversari fa guadagnare un punto alla squadra del battitore. Di questo gioco si conoscono numerose varianti, ma in tutte le versioni se un battitore fallisce i suoi 3 tentativi per lanciare il gulli viene eliminato dal gioco. La modalità per contare i punti e quelle per misurare le distanze differiscono di regione in regione (il gulli può essere lanciato sino a 100m). Se il gulli lanciato dai difensori non tocca la mazza e non cade nel buco, la squadra dei battitori segna degli annas (o punti, misurati in lunghezze della mazza). La squadra che ha vinto la partita pretende di avere un certo numero di annas, ipotizzando ad occhio la distanza tra il buco e il punto in cui il bastoncino si è fermato (espressa in mazze come unità di misura della lunghezza). La squadra avversaria può accettare l’ipotesi, altrimenti sarà necessario misurare la distanza reale con la mazza. Se la misura corrisponde alla cifra proposta o è inferiore ad essa, i punti pretesi sono accordati e il gioco continua. Se invece la cifra risulta superiore, il battitore viene eliminato dal gioco.

Mongolia: TSAGAAN MOD (albero bianco)
Questo gioco è anche chiamato tsagaam mod khaiana, invece, nell’est della Mongolia tsüü khajakh (lanciare dei pezzi). I giocatori sono organizzati in due squadre composte di 9-15 persone. Uno dei giocatori lancia il bastoncino, che misura 10-16 cm, nella steppa partendo da una linea immaginaria. Questa linea divide “questo mondo” da “quell’altro mondo”, è la frontiera tra il territorio della tribù e la steppa aperta e sconosciuta. Gli altri giocatori danno le spalle al battitore per non vedere il punto in cui cade il bastoncino, chiamato “il nido”. Una volta che il bastoncino è caduto nell’erba, i giocatori si precipitano a cercarlo. Quando lo trovano, hanno come obiettivo quello di portarlo nella zona valida per l’assegnazione dei punti (la base, individuata grazie ad un piccolo cerchio chiamato gal = fuoco) per segnare un punto. Durante la corsa si può passare il bastoncino ad un altro giocatore, come nella staffetta (qui manca l’informazione su cosa possa impedire alla squadra di fare punto). Tradizionalmente questo gioco veniva praticato in estate durante i momenti del pascolo in Mongolia. Secondo le credenze mongole, quello è il periodo in cui la terra viene visitata dalla divinità a cui il gioco è dedicato. Di solito, questo gioco veniva praticato prima di una altro gioco chiamato Tsagaan Temee per ottenere che il bestiame venisse preservato dall’avvelenamento causato dalle erbe nocive e che il vaiolo non si propagasse tra le persone. La gente percepiva il gioco anche come un simbolo della fortuna, della felicità, del benessere e della fertilità della tribù. Il suo svolgimento è sempre accompagnato da grida, risate e applausi, e gli abitanti del villaggio spiegano così quest’atteggiamento: “Tu devi gridare e ridere durante il gioco per svegliare la Natura. La Terra si rallegra quando sente le voci dei bambini. E quando la Terra è soddisfatta, procura e offre all’uomo tutte le sue ricchezze”. Il gioco riscosse un certo successo anche tra le tribù kalmouks (gioco del Tsagaan Monda) e i turchi.

Paesi baltici, Polonia: KLIPA (dal tedesco Klippe o dallo svedese Klippa = una roccia appuntita).
E’ un gioco di squadra popolare in Polonia, nelle regioni orientali della Germania e nei Pesi Baltici. Il gioco ha inizio quando si colpisce un bastoncino con le estremità coniche, spesso si tratta un perno in legno per mobili, di 10 cm di lunghezza, appuntito alle due estremità. Dando un colpo con una mazza ad una delle due estremità lo si fa saltare in aria, poi lo si colpisce di nuovo per mandarlo più lontano. Il battitore ha diritto a tre tentativi per lanciare la klipa, dopo pone la sua mazza sopra il buco di lancio. Se la squadra del campo riesce fermare la klipa, vince il turno e guadagna 100 punti e dopo uno dei giocatori tenta di colpire la mazza lanciando la klipa. Se vi riesce, il battitore viene eliminato. Se invece la squadra in campo non blocca la klipa in volo, può raccogliere la klipa caduta e tentare comunque di colpire la mazza. Se l’azione va a buon fine, la squadra ottiene dei punti, altrimenti si misura la distanza utilizzando la mazza come unità e i punti vengono assegnati al battitore. Il gioco può essere svolto sia a squadre che individualmente. Al giorno d’oggi, la parola “klipa” viene spesso utilizzata con valore ironico per indicare un’azione irrisoria, ma un tempo il gioco era considerato un’attività ludica di grande importanza per la socializzazione e la vita delle collettività nelle piccole cittadine e nei villaggi. Il suo significato sociale cominciò a sparire con l’introduzione dell’educazione fisica come materia istituzionalizzata nelle scuole, con l’accessibilità alle attrezzature sportive moderne e con lo sviluppo di nuove discipline. Oggi il gioco è quasi del tutto dimenticato.

Polonia: PALANT (dall’italiano palla e palante = chi gioca a palla)
Questo gioco aveva una decina di varianti in Polonia, Palant bez Wykupna, Palant z Wykupnem, etc. La tradizione della pratica del Palant risale al Medioevo ed era già conosciuto durante il regno di Sigismondo III Vasa (1587-1632). Probabilmente la parola “palant” fu adottata per rimpiazzare una denominazione più antica, in seguito alla forte influenza che la cultura italiana esercitò sulla Polonia durante il regno di Sigismondo I il Vecchio (1506-1548) e di quello di Sigismondo II Augusto (1548-1572). Il Palant divenne molto popolare nel XIX secolo quando fu codificato per essere inserito nel programma scolastico. I primi campionati furono organizzati nel 1952 e la Federazione Polacca di palla al Palant (FPBP) fu fondata nel 1957. La FPBP creò successivamente una divisione professionistica del Palant, che la condusse rapidamente a trasformarsi nel 1978 in Federazione Polacca del Baseball e del Softball. Così l’opinione pubblica perdette interesse nel Palant vero e proprio, poiché era considerato uno sport “non serio”, un semplice gioco! La propaganda contro il Palant si svolse sotto forma di ironia con l’obiettivo di ridicolizzarlo. Lo slogan che stava alla base di questa campagna era l’espressione polacca “Ty palancie!” che significa “Scemenza!”. Nonostante lo scioglimento della Federazione Polacca, la tradizione del Palant è stata portata avanti nella città di Grabów. Il gioco si pratica su un terreno composto da due zone, chiamate rispettivamente “niebo”(cielo) e “pieklo” (inferno). Secondo le regole dettate dalla FPBP, il campo deve misurare 60 m in lunghezza per 20 m di larghezza. Nella variante del gioco per le scuole, la base di partenza è rappresentata da un semicerchio di 3 m di raggio adiacente alla linea anteriore del campo. Il battitore vi si posiziona e lancia la palla in aria per poi colpirla. Il campo è diviso in due parti da una linea mediana. La linea di fondo è a 10 m dalla linea di arrivo. La palla ha un diametro di 6 cm, è composta da un cuore di caucciù ricoperto di filo, poi di cuoio. Dopo aver colpito la palla al volo, il battitore ottiene un punto se riesce a correre fino alla linea di fondo e poi a ritornare alla linea mediana senza che i giocatori avversai riescano a colpirlo con la palla. Infatti questi tentano di afferrare al volo la palla e di lanciarla contro il battitore per eliminarlo. Il gioco contrappone due squadra composte da 12 giocatori.

Prussia, Polonia: SZTEKIEL
Questo gioco è conosciuto in Polonia e nella Germania orientale e un tempo si giocava come la klipa, ma in seguito alla spartizione della Polonia nel 1815, si sviluppò in modo diverso nei territori annessi alla Russia e alla Prussia. La mazza aveva una lunghezza di 60-70 cm per 3 cm di diametro. Si scavava una piccola fossa nel suolo, perpendicolare alla direzione del lancio. Lo sztekiel, un bastoncino di 10-15 cm di lunghezza per 2 cm di diametro e affilato alle due estremità, veniva collocato in modo che una delle due estremità passasse leggermente al di sopra del buco. Allora un giocatore dava un colpo con la mazza a quella parte dello sztekiel, in modo da farlo saltare, e dopo lo colpiva nuovamente per farlo volare verso il campo di gioco. La base era formata da un cerchio di 1,5 m di diametro all’interno del quale il battitore doveva tenere entrambi i suoi piedi. Generalmente gli era permesso di fare tre tentativi per lanciare lo sztekiel. Al terzo colpo fallito il battitore perdeva il suo turno. Lo scopo era di mandare il bastoncino oltre le linee tracciate dal cerchio verso l’esterno, per esempio a 5, 10, 15 m di distanza. In questo gioco individuale il vincitore segnava un punto ad ogni turno andato a buon fine, e la vittoria finale spettava a chi aveva conseguito più punti in un certo numero di partite che veniva stabilito in anticipo, oppure a colui che per primo raggiungeva un numero predeterminato di punti. Lo sztekiel era un’attività praticata dalle persone povere che non avevano la possibilità di accedere alle attrezzature sportive. Ne esistevano decine di versioni. Cominciò a scomparire quando lo sport divenne popolare in Polonia dopo il 1945. Era ormai completamente scomparso nelle città alla fine degli anni ’40 e nelle campagne verso la fine degli anni ’50.

Russia: LAPTA
Questo gioco è citato in molte opere della letteratura russa. Si scontrano due squadre di 5-15 giocatori. Il campo da gioco misura 70-80 m di lunghezza e 30-40 m di larghezza. La palla ha un diametro di 8-10 cm e la mazza (lapta) è lunga 70-75 cm. Il gioco comincia con il lancio della palla da un’estremità del campo da gioco. Dopo aver colpito la palla, il battitore, o dei giocatori della sua squadra, corrono verso l’altra estremità del campo e poi ritornano alla linea di partenza. Un giro del circuito dà un punto alla squadra solo se i giocatori avversari non riescono a fermare la palla in volo. Inoltre se la palla ha toccato il suolo, i difensori possono usarla per colpire i corridori e quindi eliminarli. In questo caso, la squadra in campo ottiene un punto e le squadre si scambiano i ruoli. Il chir e il tchij ne sono delle varianti.

pdfGuy_Jaouen-I_giochi_di_Bastoni_con_Bastoncini_o_con_Palline_nel_Mondo.pdf


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